È IMPOSSIBILE ANCHE PER UN ALIENO ANDARE DIETRO A TUTTO QUANTO SCRIVE IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI SUL SUO SOCIAL INTITOLATO “TRUTH” (VERITÀ).
MA UNA SUA FRASE MERITA UNA RIFLESSIONE E UN COMMENTO.

 “Se importi persone dai paesi del Terzo Mondo, diventi rapidamente un paese del Terzo Mondo“.

Questa frase è stata scritta da Trump prima di arrivare in Europa, dove avrebbe incontrato capi di Stato contrari alla sua politica neo-protezionista, ma anche altri governanti convinti come lui che bisogna impedire agli immigrati di “invadere” i patri lidi del ricco mondo occidentale.

Cos’è questo “Terzo mondo” di cui i paesi ricchi hanno tanta paura?

Fu il demografo francese Sauvy nel 1952 a dividere il mondo in “Primo”, i capitalisti e democratici guidati dagli Stati Uniti e dai loro alleati della NATO, e “Secondo”, i paesi socialisti guidati dall’Unione Sovietica e uniti nel Patto di Varsavia. Il restante Terzo Mondo era formato dai Paesi che non appartenevano a nessuno dei due blocchi. Molti di questi erano ex colonie in Africa, Asia e America Latina resi da poco indipendenti. Cina e Giappone non erano quasi tenuti in considerazione.

Questa divisione oggi non ha senso, ma il termine è rimasto per indicare paesi non economicamente sviluppati, con grandi quote di povertà, carenze sanitarie e di istruzione, alta natalità e al tempo stesso forte mortalità infantile e bassa aspettativa di vita.

Secondo Trump, e i tanti che (anche in Italia) lo seguono sulla sua linea, chi arriva da questo mondo economicamente inferiore importa nel paese ricco e benestante le caratteristiche della propria inferiorità e lo rende poco a poco simile a sé. Per questo bisogna evitare questa pericolosa “invasione”.

Abbiamo già trattato in passato il problema della migrazione, delle sue ragioni profonde, dei metodi per bloccarla che gli stessi Stati Uniti hanno adottato in passato.

La migrazione nasce dal bisogno di chi sta male – anche per colpa del colonialismo dei paesi ricchi e potenti – di cercare luoghi dove vivere meglio. La tendenza migratoria esiste dalle origini del mondo e fermarla è impossibile.

Condivido alcuni commenti con i miei superiori alieni e con voi lettori terrestri. A parte l’improprietà di parlare di “Terzo mondo” (ma regolare il linguaggio di Trump non è neppure pensabile), due aspetti mi sembrano essenziali.

Il primo riguarda il fatto che sacche di povertà, con gravi problemi di salute e di istruzione, sono già presenti nei paesi ricchi e opulenti, e queste differenze prescindono dall’arrivo o meno di immigrati stranieri. Gli “slums” cioè aree urbane sovraffollate, carenti dei servizi essenziali, con scarsa educazione ed elevati tassi di criminalità, esistono già all’interno dei paesi altamente sviluppati. Si chiamano baraccopoli, bidonville, tendopoli o cañadas, e si trovano ai margini delle ricche metropoli.

Sono dovute alla povertà e alla crisi abitativa che non colpisce solo stranieri ma anche indigenti ‘indigeni’. Derivano da spostamenti interni alle stesse nazioni ricche, come quelli avvenuti durante la “rivoluzione industriale” e il “boom economico”. Situazioni di degrado aggravate dal lavoro nero e dai vari tipi di sfruttamento, dal costo della vita e dalle speculazioni edilizie, in mancanza di adeguate politiche abitative pubbliche.

Non sono stati gli immigrati a creare questi fenomeni, importandoli dal loro “terzo mondo” come si continua a definirlo in modo spregiativo. Sono situazioni insite nel sistema del mondo ricco ma squilibrato economicamente al proprio interno.

La seconda considerazione è che proprio l’immigrazione ha creato nazioni come gli Stati Uniti, adesso considerate prime nel “primo mondo”. L’immigrazione è stata il motore demografico, economico e politico che ha fondato la nazione oggi leader mondiale di ricchezza e potenza. A partire dal 17° secolo furono i flussi migratori a plasmare l’identità americana attraverso diverse ondate di arrivi, per motivazioni religiose, politiche ed economiche. I “pionieri” cacciavano e sterminavano i nativi americani, ridotti nelle “riserve” indegne del ricco nuovo mondo che veniva creato.

L’immigrazione ha arricchito anche l’Inghilterra. Dai tempi dei rifugiati ugonotti alla “cool Britannia”, il paese ha tratto dai flussi migratori un enorme vantaggio, per colmare la carenza di manodopera, sostenere l’industrializzazione, finanziare lo Stato sociale e guidare l’innovazione tecnologica e finanziaria.

In Germania l’immigrazione ha costituito la più importante leva di crescita economica, compensando con l’apporto dei lavoratori stranieri il declino demografico che stava per portare al collasso il paese.

Andando indietro nella storia del mondo (non ancora diviso in “fasce” di ricchezza e benessere), l’International Organization for Migration ricorda che la migrazione ha funzionato da sempre come il principale veicolo di diversificazione agricola, di innovazione tecnologica, e di supporto alle prime reti commerciali.

Certo, né il presidente degli Stati Uniti, né quelli degli stati che condividono le sue idee sul rigetto dei migranti, hanno interesse e voglia di leggere questi dati della storia antica e recente. Si accontentano di “verità” che i loro elettori ingurgitano come tali, anche se verità non sono. Perché non è vero che accogliere degnamente chi viene dalla parte povera del mondo significa diventare poveri come loro.

E fino a quando le false verità demagogiche continueranno a prevalere, il vostro mondo resterà diviso in fasce superiori ed inferiori che – come ricordava il grande sociologo Edgar Morin – costituiscono un potenziale esplosivo per la sopravvivenza dell’intero pianeta.