ABBIAMO SPESSO PARLATO DI ARTE, E DELLA SUA UTILITÀ PER RENDERE MIGLIORE IL MONDO E LE PERSONE CHE LO ABITANO.
L’ARCHIVIO DEI “SUGGERIMENTI” PUBBLICATI IN QUESTO SITO E’ PIENO DI MUSICHE DI VARIO TIPO, CHE RASSERENANO LA MENTE E AL TEMPO STESSO FANNO RIFLETTERE.
TORNIAMO SULLA MUSICA PRENDENDO SPUNTO DAL GRANDE CONCERTO TENUTO A ROMA DA NICCOLÒ MORICONI, IN ARTE “ULTIMO”.
Uno spettacolo cui hanno assistito in 250mila, arrivati a Tor Vergata e rimasti a lungo in attesa sotto un caldo torrido per accaparrarsi i posti migliori. Numeri (e incassi) da record, con un enorme palco di 140 metri, con una passerella di 30 metri a forma di infinito, il logo che simboleggia l’immaginario artistico del cantante.

“Ultimo” ha scelto questo nome d’arte per esprimere vicinanza a chi è (o si sente) escluso dalla società. È una condizione di fragilità e insicurezza che ha vissuto personalmente, da cui è uscito fino a diventare uno dei cantautori italiani di maggior successo.
Adesso “primo” lo è davvero. Il suo concerto romano ha battuto il record di spettatori di Vasco Rossi. Un giro d’affari che supera gli 8 milioni di euro all’anno. Concerti sempre “sold out”. Oltre 4 milioni di followers su Instagram, altrettanti su Spotify.
Scrive da solo i testi delle sue canzoni, dove esprime e comunica la speranza di lasciare gli ultimi posti della scala sociale per arrivare in alto, tra i primi.
… posso essere fiero di portare avanti quello che credo
da quando ero bambino, solo un obiettivo:
dalla parte degli ultimi per sentirmi primo.
(da “Sogni appesi”)
Ci sarà un posto, vedrai, per tutte le tue paure
vedrai che è bello camminare senza mai sapere
senza mai sapere dove ti portano i passi
è la fantasia che trasforma in pianeti i sassi.
(da “Pianeti”)
Non meraviglia che venga seguito e amato da migliaia di persone, non solo giovani. La sua musica appaga il bisogno di una speranza cui aggrapparsi per trasformare un mondo impietrito dalle paure in pianeta senza più ultimi da compiangere.
Un fan, intervistato prima del concerto, ha detto che la sua musica gli ha “salvato la vita”, lo ha fatto uscire dallo sconforto e dal desiderio di annientamento.
“Con lui ci sentiamo primi”, “La sua voce ci dà speranza” hanno detto altri.
Anche il sindaco di Roma ha definito il cantante “capace di parlare a un’intera generazione … ha suscitato un entusiasmo e una passione straordinaria … un momento di musica e partecipazione collettiva”.

La musica come sollievo dello spirito è antica quanto il mondo …
Era presente nella vita degli uomini preistorici, come confermano i ritrovamenti di strumenti primitivi per produrre suoni musicali.
Aveva una funzione educativa perché – diceva Platone – arricchisce l’animo, come la ginnastica irrobustisce il corpo.
Accompagnava i cori nelle antiche tragedie, e da sempre è abbinata al culto nelle diverse religioni.
Si è espressa nei madrigali dei cantori medievali, poi nella musica classica e nelle opere liriche. Poi nei generi musicali moderni dalle canzoni popolari al jazz e al pop, dal rock al rap.
Tanti strumenti, da soli o in orchestra e band. Spesso con l’accompagnamento della voce, singola o in coro.
Un mondo senza il conforto della musica sarebbe un arido deserto.
La musica è anche strumento terapeutico, dai tempi degli sciamani alle diverse forme di musicoterapia affermate nel tempo. Terapie utili per la neuro-riabilitazione, come strumento compensativo per i bisogni educativi speciali, per curare le patologie psichiche.
La musica, arte “delle Muse” divine nella terminologia greca, aiuta a superare la dolorosa finitezza e avvicinarsi all’infinito, il logo che Ultimo ha scelto come simbolo della speranza. La fiducia che si possa lasciare gli ultimi posti e risalire la impervia scala della vita.

L’infinito non si sa da dove inizia, né dove finisce. Perché non finisce mai, è il percorrere continuo la strada verso pianeti nuovi, dove ci spinge la speranza.
Purché qualcuno la proponga e la sostenga. E questo è il mestiere degli artisti, da un museo o da un teatro o da un palco musicale.

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