SI DICE CHE LA STORIA È “MAESTRA DI VITA”, MA CHE POCHI SONO DISPOSTI A SEGUIRE LE SUE LEZIONI. COSÌ È PER LE MIGRAZIONI, DI CUI ABBIAMO GIÀ PARLATO PIÙ VOLTE.

Il dilagare di “sovranismi” in Europa e della nuova amministrazione negli Stati Uniti teorizza la necessità di rimandare indietro chi arriva “irregolarmente” nel loro paese. Il respingimento dovrebbe essere la regola, solo una eccezione i pochi permessi di soggiorno (peraltro temporanei).

“Non abbiamo bisogno di immigrati, stiano a casa loro” sembra essere lo slogan dominante.

Intanto nel vostro pianeta le migrazioni non si fermano. Né potrebbe essere altrimenti, perché è naturale fuggire da luoghi dove la vita diventa impossibile, e spostarsi là dove si pensa di poter stare meglio.

La storia ci ricorda che lo stesso facevano nei secoli scorsi gli immigrati europei che cercavano nelle ricche “Americhe”, del nord e del sud, il benessere impossibile nelle loro regioni.

Sbarco di immigrati a New York ai primi del novecento

In particolare negli Stati Uniti arrivavano continuamente grandi numeri di immigrati europei. Dal 1836 al 1914 oltre 30 milioni, che contribuirono all’arricchimento della nazione non solo sul piano economico ma anche culturale. È vero che anche la criminalità, come quella mafiosa, trovò uno spazio che spesso i tutori della legge non riuscirono a contrastare (o non vollero farlo). Ma è indubitabile che molti scienziati, artisti, imprenditori, politici provenivano da culture immigrate contribuendo alla grandezza del paese.

Però ad un certo punto i continui arrivi cominciarono a preoccupare un popolo che cominciava a non ricordare più la propria storia. Dimenticarono di derivare le proprie origini proprio dalla migrazione di massa dall’Europa. E che, per stabilirsi e prosperare nelle terre americane, avevano espulso dalle loro terre ed emarginato i nativi. Con modi che poco si differenziavano da quelli dei banditi e dei “conquistadores” che avevano invaso il resto del nuovo continente secoli prima.

Gli invasori che dimenticano la loro storia scordano pure che l’immigrazione deve essere clandestina se si sbarrano i confini o si fanno delle leggi che impediscono o scoraggiano l’ingresso legale.

Nella selezione di quali arrivi ammettere e quali respingere la democratica e “aperta” nazione statunitense è stata un esempio interessante da riscoprire.

A partire dal 1875 si era decisa l’esclusione di certe categorie di persone immigrate: i malati, gli analfabeti, i dementi, ma anche i comunisti e gli anarchici, e le prostitute. Nel 1882 furono esclusi tutti i cinesi.

Dal gennaio 1892 chi sbarcava veniva “fermato” ad Ellis Island, proprio in vista della statua della Libertà che illumina il mondo (peraltro anch’essa immigrata dalla Francia).

Là masse di migranti erano sottoposti a visite e controlli, medici e psichiatrici, per accertare che non avessero malattie contagiose, deformità fisiche, gravi deficit visivi o uditivi, instabilità mentale. Questi venivano contrassegnati con un simbolo e reimbarcati sulle navi sulle quali erano arrivati, che per legge dovevano riportarli indietro. Da là avrebbero visto allontanarsi la statua della Libertà che non illuminava più la loro speranza.

Chi arrivava in prima classe era agevolato, la valutazione avveniva direttamente sulla nave. I criteri per l’ammissione erano uguali, ma gli si risparmiava l’attesa negli inospitali locali sull’isola.

Per mezzo secolo dal 1924 al 1954 Ellis Island ospitò anche un vero e proprio centro di detenzione per i rimpatri forzati di dissidenti politici, anarchici, stranieri senza lavoro e senza soldi: tutti in attesa di essere rispediti al paese d’origine.

Di quei periodi restano (finché la nuova amministrazione non deciderà di cancellarli) gli imbarazzanti ricordi nel National Museum of Immigration di Ellis Island. Da questo museo ho ripreso alcune testimonianze fotografiche che riporto di seguito.

Impressiona l’uso di test psicologici che già all’inizio del 1900 supportava procedure selettive finalizzate a obiettivi non scientifici. Per esaminare gli immigrati alla ricerca di deficit mentali, il medico Howard Knox, con discutibili competenze essendo specializzato in malattie cardiache e reumatiche, aveva ideato una batteria di test psicologici, che comprendeva puzzle e altri compiti cognitivi, da accompagnare alle visite mediche.

Immigrati sottoposti a test intellettivi
(dal Museo dell’immigrazione di Ellis Island)

Come esempi significativi di questa modalità pseudo-scientifica di selezionare chi meritava l’ingresso nel Nuovo Mondo, cito alcune frasi riportate nei pannelli della mostra.

Racconta una polacca immigrata nel 1917 che ad una sua concittadina, per capire se fosse intelligente, chiesero “come laveresti le scale, cominciando dall’alto o dal basso?” E quella rispose “Non vengo in America per lavare le scale…”

Un altro esempio. In un test si doveva interpretare il contenuto di una immagine, in cui un gruppo di bambini americani assisteva ad uno scavo nel giardino, mentre sullo sfondo appariva un coniglio morto. Molti immigrati, in base all’esperienza dei loro paesi in cui il coniglio è un gustoso cibo, rispondevano che stavano per cucinarlo, mentre la risposta “intelligente” era che volevano seppellire il loro compianto animale domestico preferito.

Esempi di uso distorto della scienza psicologica senza tenere conto dei contesti culturali, che gli stessi psicologi americani avrebbero poi contestato. E che si spera non si ripeta più nella storia delle società civili.

Un simbolo marcato sull’abito indicava il rinvio ad ulteriori approfondimenti. Un altro simbolo sanciva il motivo del respingimento (dal Museo dell’immigrazione di Ellis Island)

Eppure la storia si ripete. Visite mediche, colloqui valutativi (seppur senza test mentali) sono previsti nei cosiddetti centri di accoglienza per immigrati. In attesa di decidere se accoglierli o respingerli, in base ad un sommario esame della motivazione dell’emigrazione, e della maggiore o minore “sicurezza” del luogo di provenienza.

Il giudizio della storia su questi modi di affrontare il secolare problema dell’immigrazione arriverà in futuro. Quello degli alieni che osservano il vostro mondo non può essere positivo…