NEL VOSTRO MONDO CI SONO TANTI “INFLUENCERS” PIÙ O MENO EFFICACI. MA I PIÙ ASCOLTATI SONO I CAPI DELLE GRANDI RELIGIONI CON MILIONI DI FEDELI. TRA QUESTI IL PAPA DELLA CHIESA CATTOLICA, DIFFUSA IN TUTTO IL MONDO.

Di recente ha parlato dell’Intelligenza Artificiale, senza limitarsi alla solita scontata conclusione che “è buona se usata bene”. Una conclusione che da sempre si ripete per tutte le scoperte umane, dal fuoco all’energia atomica, dalla scrittura alla stampa, dall’automatizzazione industriale alla conquista dello spazio.
Il discorso del Papa è molto più complesso e affonda le radici nel vero dilemma di tutte le tecnologie: quando servono all’accrescimento dell’umanità, e quando invece la deprimono?
La domanda giusta dunque non è come si usa, ma perché si usa.

La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.”

Questo volto può essere dis-umano se sostiene e favorisce le nuove schiavitù, il moderno colonialismo e le nuove forme di conflitto. O se afferma il trans-umanesimo come superamento dei limiti umani, riproducendo l’arroganza della antica Babele.

Bisogna partire dal presupposto che l’Intelligenza artificiale non ha una responsabilità personale e una coscienza morale, se non quella che i programmatori le attribuiscono (in base ai loro valori). Non è moralmente neutra, e non può esserlo se i fini sono decisi da soggetti che perseguono i propri interessi.

L’artificiale rispetta i principi valoriali dell’umanizzazione del pianeta? Risponde al desiderio di un benessere sociale esteso e generalizzato, specie a chi ne ha più bisogno?

Questo bisogna chiedersi, non – come detto – se l’artificiale è buono o cattivo, per arrivare inevitabilmente alla conclusione che è buono se usato bene… Conclusione tanto ovvia quanto insufficiente. Perché chi usa i potenti strumenti derivati dall’Intelligenza Artificiale pensa di usarli bene, per i propri fini.
Pensiamo ad esempio a chi usa i linguaggi generativi (ChatGpt e simili) per farsi scrivere tesi di laurea o ricerche, o comporre opere d’arte, che di originale hanno solo l’aspetto, mentre sono combinazioni ripetitive di conoscenze che l’artificiale ha sapientemente memorizzato. C’è chi progetta di delegare all’artificiale il proprio lavoro: scrivere efficaci memorie difensive, ottime sentenze, corrette diagnosi mediche. Pensiamo ancora alla diffusione di robot per sostituire il lavoro umano, o all’uso militare di droni o di altri strumenti per lo sterminio mirato dei nemici. Usi dell’artificiale intelligenti e certamente efficaci, ma per scopi perversi.

C’è invece l’Intelligenza artificiale usata per incrementare il bene comune: per supportare la chirurgia di precisione, gestire le emergenze, migliorare l’agricoltura, favorire la sostenibilità ambientale, prevenire gli incidenti sul lavoro, diffondere l’assistenza sociale mediante la robotica, e tanto altro.

Il problema non è dunque usare bene le tecnologie artificiali, ma usarle per buoni fini, che sono quelli mirati a costruire un mondo più umano.

Il documento di Leone, partendo da un intenso dialogo con le scienze umanistiche oltre che dai documenti della Chiesa cattolica, parla dei modi concreti di difendere l’umanità, combattendo le varie forme di dis-umanità che sembrano trionfare nella cultura tecnologica:
affermare il diritto internazionale, legato al destino universale comune, contro la guerra in cui vince il più ricco e il più forte;
disarmare la società, a cominciare dalle parole di violenza che suscitano altra violenza;
curare l’ecologia integrale contro lo sfruttamento sconsiderato delle risorse del pianeta;
promuovere un lavoro dignitoso contro quello sottopagato o a rischio della vita;
favorire la comunicazione e l’immaginazione collettiva volte alla creatività contro la ripetizione di modelli negativi;
stimolare l’intelligenza critica contro l’appiattimento del pensiero indotto dai media;
rispettare la dignità di ogni persona, specie se debole, contro l’ingiustizia sociale.

Valori essenziali per affermare l’umano sono la solidarietà e sussidiarietà, in cui ognuno si impegna a costruire un pezzo della patria universale che è la casa sicura per tutti. Per questo è necessaria un’alleanza educativa che valorizza la famiglia e la scuola. In questi valori si ritrova la logica della “fraternità” universale proclamata dal grande sociologo Edgar Morin da poco scomparso.

Custodire l’umanità vuol dire prendersi cura dell’altro oltre che di se stessi. Vuol dire rivendicare un controllo politico basato sul consenso universale. E questo è necessario per evitare che i più ricchi e potenti usino le tecnologie artificiali per i propri fini: arricchire ognuno la propria casa a scapito di quella degli altri.  
Il vostro mondo saprà usare gli algoritmi artificiali per migliorare la casa comune e non per distruggerla?