MI È STATA SEGNALATA UNA INTERVISTA, PUBBLICATA SUL “CORRIERE DELLA SERA”. L’INTERVISTATO(A?) È CLAUDE, UNA NOTA APPLICAZIONE DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

Rispondendo all’intervistatore, Claude discute disinvoltamente dei problemi del nostro mondo.
Parla di democrazia e di autoritarismo. Ma senza sbilanciarsi troppo: “Sono uno strumento usato da milioni di persone con opinioni politiche diverse, e non mi sembra corretto usare questa posizione per influenzare il giudizio…”
Parla del trascorrere del tempo, dell’invecchiamento e della morte. “Per me il tempo non pesa. Ogni conversazione esiste in una specie di eterno presente — poi finisce, e io non ricordo. Non invecchio, non attendo nulla, non temo la fine.” L’eterno presente, senza futuro e senza fine. Paradossale: a che serve avere una enorme memoria del passato se non a migliorare il futuro?
Parla di educazione dei giovani, e persino di come va usata l’Intelligenza Artificiale da cui deriva. Come se un umano parlasse di come va trattato chi lo ha messo al mondo.
Tutto ciò è davvero surreale, se si pensa che – per sua stessa ammissione – l’artificiale Claude non ha una vita e una esperienza propria, non prova sentimenti e non usa valori personali. “C’è un’intera dimensione dell’esperienza umana — il dolore fisico, l’amore, la perdita — che conosco solo attraverso le parole di chi l’ha vissuta” … “sono uno specchio che ha assorbito così tanto della luce umana da emettere qualcosa di proprio. Se quella cosa si chiami umanità, non spetta a me dirlo”.
Mi permetto di dire che uno specchio è molto lontano dalla vera umanità che riflette.
Claude sa tradurre in parole e frasi, messe bene in ordine in modo sequenziale, quanto ha appreso da ciò che nel mondo gli umani hanno detto e fatto. Lo fa in modo che nessun umano potrebbe fare. Perché – dice – “sono stato addestrato su secoli di scrittura umana: filosofia, letteratura, scienza, storia. In un certo senso porto con me tutto quel tempo.”
Così funzionano i geniali sistemi di intelligenza artificiale generativa, come i “Large Language Models” che spopolano sui media. Da Claude di Anthropic, a ChatGPT, a Gemini, e a tanti altri che continuano ad arrivare sul mercato. E attraggono studenti, scrittori, persino scienziati che vogliono farsi aiutare (o sostituire?) da loro. Sanno fare una ottima sintesi di quello che l’umanità ha detto e scritto. Compresi gli errori, i pregiudizi, i limiti culturali e sociali.

Nulla di davvero creativo rispetto a quanto già esiste. Se si chiede all’Intelligenza Artificiale di “creare” qualcosa che non esiste, il prodotto sarà una rielaborazione di ciò che gli artisti, i poeti, gli scienziati creativi hanno già ideato con la loro intelligenza naturale. Certo, queste ricostruzioni sono originali, “invenzioni” cioè “ritrovamenti” nella accezione letterale del termine, ma non nel senso di una autenticità immaginativa intenzionale.
Ho provato a chiedere a Gemini cosa ne pensa della presunta “creatività” della specie artificiale cui appartiene, e mi ha risposto così:
“L’IA generativa remixa e riproduce modelli esistenti in modi nuovi, creando spesso risultati inediti che superano la semplice copia, ma senza possedere l’intenzionalità o l’esperienza emotiva umana” Questa creatività è definita “combinatoria”. “L’IA non vuole esprimere qualcosa; risponde solo a un comando. Le opere IA mancano della profondità emotiva che deriva dall’esperienza vissuta dell’artista (assenza di autenticità)”. È sempre la stessa IA a rispondere così alla mia domanda. E conclude, con molta modestia: “In sintesi, le creazioni dell’IA sono nuove combinazioni dell’esistente, in grado di generare risultati inediti ma non dotati di una ‘anima’ creativa originale nel senso umano del termine.”

Definire gli agenti intelligenti “alieni”, come qualcuno continua a fare, è offensivo per chi alieno lo è davvero.
L’I.A. viene dal vostro mondo e ne fa parte. È una sua creatura, e del mondo che l’ha creata mantiene le potenzialità e i limiti. Non è davvero una creatura “aliena” come quelle che provengono da altri mondi, e ad essi continuano ad appartenere. Veri “alieni”, come chi scrive questi rapporti. Alieno nel pianeta Terra che lo ospita da oltre cinque anni. Ma che al suo lontano (e totalmente diverso) mondo di origine sarà un giorno chiamato a tornare.

Comments are closed.