IL RAPPORTO PRECEDENTE HA PROVOCATO DIVERSE REAZIONI DAI LETTORI, TRA CUI QUESTA CHE RIPORTO:
CARO ALIENO, SE NEL MONDO SI SPENDE PER DISTRUGGERE LA SPECIE UMANA PIÙ CHE PER CONSERVARLA, HA SENSO PARLARE DI PACE? È QUALCOSA CHE NON SI PUÒ PENSARE, NEPPURE CON LA FANTASIA…”

Rispondo richiamando temi già trattati in precedenza. Ci sono realtà e aspirazioni nel mondo che si possono pensare ma non realizzare mai integralmente.

Sono quelle che Tommaso Moro definì utopie: luoghi belli, ma non esistenti. Le utopie si propongono come mete cui tendere, anche se non potranno essere raggiunte perché la loro piena realizzazione resta al di fuori dei limiti della specie umana.

Tra queste: l’uguaglianza di tutti, la piena democrazia politica, la città ideale, l’armonia con la natura, la perfetta salute fisica e mentale, la vita felice.

Impossibile prevedere un mondo che realizza queste utopie. Infatti vengono descritte solo dalle fantasie dei miti e dagli artisti, o riportate in un “al-di-là” di cui si può avere fede ma non conoscenza.

Makis Warlamis, Utopien 04

Tra le più grandi utopie è la pace universale, di cui più volte abbiamo parlato. Si contrappone al mistero della conflittualità ostile, tanto pervasiva dalle origini del mondo da farla considerare come naturale. Anche secondo alcuni scienziati l’aggressività sarebbe ‘innata’ nella specie umana come in quelle animali. La storia è piena di conflitti, odio per il “diverso” considerato nemico, violenze, omicidi, guerre, invenzioni di sempre più raffinati strumenti di distruzione di massa. Pure chi pensa che questo oscuro desiderio di produrre la morte dei propri simili sia un prodotto sociale, ammette che è tanto radicato da apparire “naturale”.

In questo mondo portato ad (auto)distruggersi si può pensare la pace?

È anch’esso uno dei tanti misteri di cui si può parlare solo in termini utopici.

Si può sperare nella fede in un Dio che propone sulla Terra l’amore, e quindi la pace, questa “dea sconosciuta”.

Ma anche questa rischia di diventare un’utopia, perché c’è chi rema contro: chi si dichiara religioso e proprio in nome della religione fa la guerra.

I sionisti di Israele citano il loro libro sacro come gli conviene, dicendo che Dio è dalla loro parte nelle guerre per sterminare i nemici. Dimenticano che nella Bibbia c’è anche il detto del profeta Isaia, inciso persino nella sede delle Nazioni Unite a New York: “Forgeranno le loro spade in aratri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non eserciteranno più l’arte della guerra”. Dai testi sacri i guerrafondai deducono che la guerra è una realtà voluta da Dio, mentre la pace è una pia aspirazione che non si può realizzare finché ci saranno nemici da sterminare.

I cristiani organizzavano sanguinose crociate contro gli infedeli musulmani, i quali a loro volta predicavano la guerra santa contro gli infedeli cristiani. Tutto in nome di Dio, che veniva chiamato a benedire le armi e i guerrieri. Non è solo ricordo del lontano passato. Lo hanno fatto di recente i leader evangelici per invocare Dio a protezione di Trump nella sua guerra contro i “fanatici” iraniani.

Lo stesso fanno i capi musulmani. Il presidente turco Erdogan ha pregato il Dio Allah di “schiacciare e distruggere Israele… Dio ci protegga e preservi dalla calamità dei sionisti”.

Da alieno vedo due possibilità per realizzare queste “preghiere” alle divinità della guerra. O ci sono più divinità che lottano tra loro, facendo pagare le conseguenze agli umani (come credevano gli antichi: i greci avevano pure un Dio della guerra). Oppure se Dio è uno solo dovrebbe scegliere da che parte stare, non potendo proteggere contemporaneamente due parti in lotta tra loro. Come quelle, sedicenti cristiane, che durante le guerre mondiali pregavano entrambe Dio di aiutarli a sterminare i nemici.

Per noi alieni questo è un uso perverso della religione, che invece dovrebbe portare l’armonia e la pace sulla Terra, predicando la fratellanza e la non violenza, per creare una società giusta e armoniosa. Molte tradizioni spirituali vedono la pace come un dono divino e un compito umano, ma i fondamentalisti guerrafondai pensano che questa è un’utopia irrealizzabile nel mondo attuale.

Sta ai costruttori di pace, credenti o no, dimostrare che l’utopia serve a qualcosa: a ricordare i fondamenti dell’umanità, ed a fare cambiare rotta al vostro mondo per evitare che si auto-distrugga.