LE GUERRE RECENTI HANNO MESSO IN EVIDENZA L’USO DEI DRONI MILITARI COME ARMA DIFFUSA PER COLPIRE I PAESI NEMICI E UCCIDERE IN MODO MIRATO.
I MIEI SUPERIORI ALIENI MI HANNO CHIESTO UN RAPPORTO SU QUESTA NUOVA MODALITA’ BELLICA IN USO NEL NOSTRO PIANETA. VE NE PRESENTO UNA SINTESI.
I droni sono veicoli teleguidati e con una “mente artificiale”, nati per esplorare luoghi difficili da raggiungere, per fare riprese fotografiche e video da posizioni e in luoghi poco accessibili. Utili anche nei cantieri e nell’agricoltura, e in tanti altri settori lavorativi e ricreativi.
A Bologna si è tenuta pochi giorni fa una rassegna chiamata “Dronitaly” che ne ha mostrato le incredibili capacità di svolgere lavori che gli umani non potrebbero riuscire a fare.
Uno dei lavori in cui tutto il vostro pianeta è specializzato è la guerra. Ed ecco i droni da combattimento, che possono mandare in pensione gli aerei con piloti a rischio di abbattimento, o votati alla morte come i suicidi kamikaze. Adesso il kamikaze è il drone stesso, mentre chi lo guida sta a grande distanza ed è assistito dall’intelligenza artificiale. Questa è capace di raggiungere l’obiettivo con precisione chirurgica ed uccidere il nemico senza sporcarsi di sangue, come avveniva con le antiche spade, e senza correre rischi come nelle guerre convenzionali.
L’uso militare del drone ha impiegato mezzo secolo ad uscire dai laboratori delle grandi potenze e dalla ricognizione segreta, e altri vent’anni a diventare accessibile a tutti. Ai grandi volatili meccanici come i Reaper o i Bayraktar TB2, usati nelle attuali guerre che insanguinano il mondo, si sono affiancati piccoli dispositivi denominati “First Person View”. Questi danno chi li guida la visione perfetta del bersaglio pur restando lontani dalla zona del conflitto, come avviene per i droni che riprendono dall’alto scene di matrimoni.

Non parlerò dei problemi giuridici ed etici legati all’uso di queste armi “intelligenti”, e del “targeting killing” che consente di assassinare un bersaglio umano supervisionando il drone comodamente seduti a grandi distanze. Queste divagazioni morali non interessano affatto a chi le usa, e neppure l’opinione pubblica abituata ai film di fantascienza dove con questi mezzi il bene trionfa sul male.
Mi soffermo sul costo di queste armi letali, per capire se è sostenibile economicamente l’uso tanto estensivo che ne viene fatto. Centinaia di droni vengono lanciati ogni giorno verso obiettivi nemici, anche se pochi possono essere recuperati, perché sono quasi sempre abbattuti da droni altrettanto abili (e molto più costosi).
Ho chiesto all’Intelligenza artificiale se e perché il drone è conveniente rispetto alle armi tradizionali. La risposta è così sintetizzata:
Una bomba convenzionale, che va sganciata da un aereo e con precisione molto inferiore, costa tra 25 e 30 mila $, fino a 100 mila se deve penetrare un bunker, o se ha ‘optional’ come il GPS che la guida alla meta. I missili balistici con testata nucleare arrivano a 7 milioni di $ per unità. I droni kamikaze costano tra 20 e 50 mila, migliaia di volte meno rispetto ai sistemi progettati per abbatterli: un missile intercettore può costare 3-4 milioni di dollari. Chi attacca con uno sciame di 50 droni spende 1 milione di dollari, mentre chi difende dovrebbe spenderne 150 milioni per intercettarli tutti.
Piccoli droni economici possono distruggere carri armati da milioni di dollari. In Ucraina, droni marittimi relativamente economici sono riusciti ad affondare o danneggiare navi da guerra e persino un Jet da 50 milioni di dollari.
Rispetto all’aviazione tradizionale i droni riducono drasticamente i costi operativi e i rischi umani. Un drone d’attacco avanzato come il Reaper costa circa 30 milioni di dollari. Un aereo caccia F-35 130 milioni di euro. Inoltre un’ora di volo di un F-35 costa oltre 40mila €, mentre i droni richiedono costi di personale e manutenzione molto inferiori. Inoltre l’abbattimento di un aereo può comportare la perdita di un pilota, che insieme alla vita umana fa perdere anche i grandi costi di addestramento.
Un Bayraktar turco, che ha dimostrato la sua letale efficacia in Libia, Siria, Nagorno-Karabakh e Ucraina, costa “solo” 5 milioni di dollari (più o meno quanto un carro armato di ultima generazione). Perciò è abbordabile per tanti paesi, come l’Azerbaigian nella guerra contro l’Armenia, finita infatti in pochissimo tempo con la sconfitta di chi i droni difensivi non poteva permetterseli.
Alcuni paesi, come l’Ucraina, tendono al risparmio. Hanno iniziato a usare droni commerciali, comprati addirittura su Amazon per poche centinaia di euro, modificandoli artigianalmente per trasportare una granata, ed hanno ottenuto risultati analoghi ai droni molto più costosi.
Visto l’enorme squilibrio tra i costi dei droni e quelli degli strumenti per abbatterli, l’Europa si sta attrezzando per sviluppare sistemi anti-drone low cost. Il progetto europeo LEAP del gruppo dei “5” (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia) sta cercando di costruire droni economici e lanciati in massa. C’è per questo un finanziamento multimilionario, anche se la prima consegna non avverrà prima del 2027.
intanto aziende che costruivano droni per uso civile o robot per assistenza sociale si stanno riconvertendo per costruire droni militari. Adatti per fare la guerra anziché aiutare chi ha bisogno.
I droni stanno cambiando non solo il modo di attaccare e difendersi, ma anche di fare affari in un settore che attrae sempre più investimenti, aumentando il peso economico e politico di chi li produce in grande quantità.
Negli Stati Uniti il business dei droni è senza freni economici (e morali). Anche i figli del presidente Trump, Eric e Donald Jr, stanno investendo nella società “Powerus”, che produce droni. In realtà erano già presenti nel settore partecipando ad aziende che producono componentistica militare, americane e israeliane (sarà un caso?). Il Pentagono spenderà oltre un miliardo di dollari per acquistare centinaia di migliaia di droni fatti in patria, anziché importarli dai cinesi come finora si è fatto.
Su internet, nl sito dell’Agenzia di stampa sull’energia e le infrastrutture, ho trovato questo quadro riassuntivo di vantaggi e costi dei droni militari.

I miei superiori alieni, venuti a sapere degli aspetti economici dell’uso dei droni di attacco e di quelli di difesa, mi rispondono con alcune considerazioni, che giro ai lettori.
Si tratta di spese astronomiche che arricchiscono chi produce le armi, e impediscono a tutto il mondo, compresi i paesi più ricchi come Stati Uniti e Cina – ma anche l’Unione Europea – a sacrificare investimenti in politiche sociali e aiuti ai paesi più poveri. Paesi che a loro volta sono costretti a comprare armi più che produrre cibo per i propri cittadini affamati, scavare pozzi per dare loro l’acqua, costruire scuole e ospedali.
Le spese militari mondiali hanno raggiunto la cifra record di 2.718 miliardi di dollari nel 2024, per il decimo anno consecutivo di crescita. Quasi 1.000 miliardi solo negli Stati Uniti. E la crescita non si ferma, visto che i conflitti aumentano e con essi la produzione di armi. L’Italia sta superando per spese per armamenti i 30 miliardi di Euro, lontani dagli 88 miliardi della Germania, ma abbastanza per dover tagliare spese essenziali come quelle sanitarie e di assistenza sociale.
Ho chiesto all’Intelligenza Artificiale “Quanto ammonta il fabbisogno economico per risolvere i problemi della fame nel mondo?”. Mi ha risposto, citando la Food and Agriculture Organization mondiale, che l’importo varia a seconda degli obiettivi (assistenza immediata o eliminazione totale del problema), ma le stime più aggiornate per il 2026 e gli anni successivi oscillano tra 90 e 267 miliardi di dollari l’anno.
Anche a stimare il doppio, cioè 500 miliardi, siamo comunque a meno di un quinto delle spese militari annue. Con questa somma, quanti droni e altri agenti artificiali potrebbero essere riconvertiti per fini civili, per esempio in agricoltura o nell’assistenza sanitaria, e per aiutare le popolazioni nei loro bisogni essenziali?
I miei superiori alieni hanno concluso che deve esserci qualcosa che non funziona nelle menti dei terrestri, se preferiscono spendere tante risorse per distruggersi piuttosto che per sfamarsi. E come dargli torto?


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