LA CRONACA CI OFFRE DIVERSI EPISODI RIGUARDANTI LA PENA DI MORTE, TEMA SU CUI TANTO, E DA TEMPO, SI DISCUTE.
DA “ALIENO” CHE FREQUENTA IL VOSTRO PIANETA, AGGIUNGO QUALCHE CONSIDERAZIONE.

Qualche mese fa nello stato americano del Tennessee una esecuzione è stata sospesa dopo un’ora di tentativi non riusciti di uccidere il condannato con l’iniezione letale, il metodo “rapido, pulito e indolore” che ha sostituito la sedia elettrica.

Un’altra condannata a morte, Christa Pike, è sopravvissuta a prolungati tentativi di esecuzione, ed è ora ricoverata in un ospedale dove lo stesso Stato che doveva ucciderla la sta curando. Appena starà meglio tenterà nuovamente di sopprimerla.
Non so se è normale in un mondo moderno e civile infliggere queste sofferenze, seppure come punizione, a una donna che ha commesso un delitto efferato oltre trent’anni fa, quando era da poco maggiorenne ed era stata a sua volta vittima di violenze da chi doveva proteggerla ed aiutarla. Al momento della condanna, la giuria non fu bene informata di quello che aveva subìto nell’infanzia: crudeltà in famiglia, molestie, stupri fin dall’età di 7 anni. Violenze dall’inizio della vita fino alla morte, programmata dallo Stato che però non riesce ad eseguirla.

Il ministro statunitense della Difesa (ora della Guerra) ha annunciato che Nidal Hasan, da un quarto di secolo nel “braccio della morte”, sarà fucilato da un plotone di soldati «come è giusto che sia». Hasan è un ufficiale militare che nel 2009 nella base di Fort Hood entrò nel suo reparto e sparò contro soldati tornati dall’Iraq o che stavano per partire. Ne uccise 23 e ne ferì 31. “La guerra in Iraq è illegale come quella in Afghanistan”, aveva detto allora l’ufficiale che era anche psichiatra, ma forse non tanto sano di mente se fece una strage proprio di chi era, o sarebbe stato, vittima della guerra.
Invece fu riconosciuto sano di mente e adesso dopo 27 anni verrà ucciso, trasmettendo la fucilazione in streaming per appagare le voglie di chi gode nel vedere questi spettacoli. Evento mediatico che il presidente dei vescovi americani ha definito “promozione barbara di una cultura di morte … non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione, e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo”.

Erano 90 anni che negli Stati Uniti non si eseguivano condanne capitali in pubblico, dopo lo sconcerto suscitato da un caso in Kentucky in cui 20mila persone, compresi tanti bambini, avevano assistito ad una esecuzione in un grande parco dove si vendevano bibite ed hot dogs, come nei grandi happenings musicali.

Con la diretta televisiva il governo statunitense vuole adesso ripristinare lo spettacolo in uso in tempi remoti – ma ancora oggi in altre parti del mondo – che permette a tanta gente assetata di vendetta di godere assistendo alle esecuzioni capitali.

Esecuzione pubblica dei rivoluzionari Monti e Tognetti a Roma (1868)

Lo stato legittima la vendetta feroce per altrettanto feroci reati, per cui la detenzione a vita non è ritenuta pena sufficientemente pesante. 

C’è molto di illogico nella pena di morte. Pena che peraltro – come sottolinea Amnesty International – è decisa spesso in condizioni di discriminazione, finalità di repressione politica o addirittura religiosa, con processi arbitrari, e non di rado clamorosi errori giudiziari. Non si possono dimenticare i tanti casi in cui dopo la condanna a morte ci si è accorti che si il verdetto era sbagliato, ma non più rimediabile.

Esemplare – tra tanti che purtroppo la storia ricorda – il caso di Sacco e Vanzetti, i due anarchici giustiziati negli Stati Uniti e poi assolti e riabilitati cinquant’anni dopo il loro “omicidio giudiziario” (così lo definì il funzionario che procedette alla cremazione). Troppo tardi per scusarsi dell’errore…

Ammesso che la pena capitale sia davvero comminata a che è colpevole, è efficace sul piano etico e su quello pratico?

L’uccisione di un colpevole smentisce di fatto il principio della inviolabilità delle vita umana, anche se per punizione assegnata dallo Stato.

Chi è credente dovrebbe ricordare che, secondo la sacra Bibbia, Dio punisce il primo fratricida Caino costringendolo a vagare come fuggiasco, ma gli pone un “segno” addosso minacciando una grave punizione a chi lo avesse ucciso per vendetta.

Quanto all’efficacia pratica, per i vostri pedagogisti (e anche le Costituzioni di molti Stati) la punizione deve servire a rieducare. I sociologi dicono che deve essere esemplare. Il buon senso aggiunge che per essere davvero utile la pena si deve applicare a breve distanza dalla colpa.

La pena di morte non fa l’una né l’altra cosa.

Certamente non si rieduca l’educando uccidendolo. Né la punizione estrema serve a convincere altri potenziali rei ad evitare gesti altrettanto estremi. La pena di morte non è un deterrente, perché là dove è applicata i delitti gravi non diminuiscono.

In realtà il vero scopo della pena di morte è appagare il bisogno della società di vendicare le colpe che turbano gravemente l’ordine pubblico, eliminando dalla società l’autore fisicamente, perché non si ritiene sufficiente rinchiuderlo a vita in carcere.

Si assicura quindi l’appagamento emotivo che molta gente prova nel vedere il colpevole di reati efferati punito con la perdita della vita. Ma questo “piacere di vendetta” può essere efficace (per quanto disumano) nei linciaggi immediati, anche senza processo. Sicuramente lo è molto meno se l’esecuzione avviene dopo tanti anni, quando non c’è più la carica emotiva legata al reato per cui la condanna è eseguita.

Ma, nonostante queste chiare incongruenze, il lavoro del boia o dei plotoni di esecuzione non si è mai fermato. Impiccagioni, forche, ghigliottinamenti, roghi, fucilazioni, sedie elettriche, iniezioni letali per secoli hanno trovato applicazione in molti stati e persino in quello pontificio. Ancora oggi i boia continuano a lavorare in decine di paesi, dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Iran all’Arabia Saudita, dall’India a diversi paesi africani.

E questo omicidio di stato può diventare spettacolo, prima in piazza adesso in diretta streaming. La tecnologia fa avanzare la (in)civiltà…