ALL’INIZIO DEL NUOVO ANNO, UNO SPUNTO PER RIFLETTERE SUL PIANETA TERRA VISTO DALLO SPAZIO COSMICO, PROPRIO COME POSSIAMO VEDERLO NOI ALIENI.

Un lettore mi invia quanto scritto dall’astronauta Ron Garan, che ha trascorso 178 giorni a bordo di una Stazione Spaziale Internazionale. Dopo il ritorno disse: “Senza rendercene conto viviamo un grande inganno”. Vediamo la Terra dal suo interno, e non riusciamo a comprendere il significato vero dell’umanità, che invece si capisce bene quando si vede dall’esterno, da grande distanza.

da https://www.rongaran.com/

Lasciamo a lui la parola:

Dall’orbita, la Terra non appare come un insieme di Paesi, confini e interessi contrapposti. Appare come un’unica sfera blu, luminosa, sospesa nel buio del cosmo. Non esistono linee che separano i continenti, né bandiere che delimitano i territori. A circa 250 miglia di distanza, i conflitti umani si rimpiccioliscono, mentre i legami che uniscono gli esseri umani diventano inevitabili.

Ciò che colpisce di più non è la potenza della Terra, ma la sua fragilità. L’atmosfera che protegge ogni forma di vita appariva come un sottilissimo anello azzurro, appena visibile, eppure responsabile di tutto ciò che respira, cresce e vive.

È la presa di coscienza improvvisa che l’umanità condivide un unico sistema chiuso. Nessuna copia di riserva. Nessuna via di fuga. Nessun pianeta alternativo.

Da qui, si possono riconsiderare le priorità dell’umanità. Sulla Terra, la crescita economica viene spesso vista come il fine ultimo. Ma dallo spazio, questa gerarchia crolla. La vera priorità dovrebbe essere: prima il pianeta, poi la società, infine l’economia. Perché senza un pianeta sano non può esistere né una società né un’economia.

La Terra è come un’astronave che trasporta miliardi di membri dell’equipaggio, tutti dipendenti dagli stessi sistemi di supporto vitale. Eppure, molti si comportano come semplici passeggeri, non come custodi, convinti che la responsabilità di mantenere il sistema spetti a qualcun altro. Dall’orbita, gli inquinanti non hanno nazionalità e i sistemi climatici non riconoscono confini. Un danno ambientale in un’area si ripercuote sull’intero pianeta. Le divisioni che difendiamo con tanta forza sulla Terra, dall’alto semplicemente non esistono.

Se l’umanità continuerà a trattare la Terra come una risorsa infinita, anziché come un sistema condiviso e fragile, le conseguenze ricadranno su tutti. Vedere la Terra dallo spazio non fa sentire piccoli, ma immensamente responsabili. Perché quando si comprende davvero che stiamo tutti navigando sulla stessa fragile navicella attraverso l’universo, l’idea di “noi e loro” svanisce silenziosamente, lasciando spazio a un’unica verità: esistiamo solo come “noi”.

Il libro di Ron Garan sulla “Prospettiva orbitale” (2015)

Ho poco da aggiungere a parole così chiare e condivisibili.

Da alieno ero abituato come gli astronauti a vedere il vostro pianeta dall’esterno, fino a quando non sono stato immerso in esso allo scopo di comprenderlo meglio. Ma più tempo passa e più mi convinco, come Ron Garan, che solo dall’esterno si ha una visione e una comprensione globale dei problemi della Terra. Questa comprensione i terrestri faticano a coglierla, restando irretiti in un grande inganno che considerano verità.

Si rischia che distruttivi interessi particolari mettano gli uni contro gli altri viaggiatori che condividono uno stesso mezzo che li fa sopravvivere in un destino comune. Solo ragionando come un “noi” collettivo il pianeta si salverà.