SI È TENUTA DA POCO IN ITALIA LA SETTIMA CONFERENZA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE, CON INTERVENTI DI SCIENZIATI, PROFESSIONISTI , POLITICI.
TUTTI UNITI PER LA LOTTA AD ALCOLISMO, DROGHE, LUDOPATIE, ABUSO DI INTERNET E DEI SOCIAL, E ALTRE “DIPENDENZE SENZA SOSTANZE” CHE DILAGANO NEL MONDO.
La recente relazione del Dipartimento per le Dipendenze al Parlamento ricorda che in Italia quasi 40 adolescenti su 100 ammettono di aver assunto stupefacenti almeno una volta, e un quarto dei giovani tra 15 e 19 anni ne ha fatto uso nello scorso anno.
Per i governanti “l’impegno per combattere la droga è un fronte di libertà”.
Papa Leone in un video messaggio ha detto che “L’aumento del mercato e del consumo di droghe, il ricorso al guadagno facile mediante le slot machine, l’assuefazione a internet che include anche contenuti dannosi, dimostrano che viviamo in un mondo privo di speranza, dove mancano proposte umane e spirituali vigorose.”
Le domande che i miei superiori alieni pongono sono: da cosa nel vostro pianeta sempre più persone sono “dipendenti”, e perché?
I vostri psicologi rispondono che la dipendenza è un aspetto normale della vita della persona, specie nelle prime e nelle ultime fasi della vita, e nelle condizioni di fragilità. Ma è considerata patologica se fa uso di sostanze esterne o di comportamenti, di cui ha bisogno irrefrenabile e compulsivo. L’assuefazione arriva ad un livello tale per cui l’astinenza determina condizioni di malessere insopportabili, che la persona cerca di evitare in ogni modo, anche illecito. In questi casi si parla di addiction (vuol dire: “schiavitù cercata”), in cui una normale abitudine diventa non più controllabile dal soggetto, che vi ricorre in modo forzato per mantenere il benessere.
Vengono dette “nuove dipendenze” quelle in cui non si usano sostanze esterne (alcol, tabacco, droghe, o farmaci), ma azioni necessarie per ottenere l’appagamento del bisogno. Queste azioni divengono una meta tanto importante che la persona non può farne a meno, e quindi “dipende” da esse per evitare il malessere.
Può trattarsi di comprare e accumulare cose non necessarie, giocare e scommettere anche al di là delle proprie possibilità finanziarie, perseguitare incessantemente un oggetto d’amore, comunicare con gli altri restando sempre ‘connessi’ su internet o sui social, esercitare continuamente il corpo per l’ossessione dell’efficienza fisica, fare sesso (o usare la pornografia) compulsivamente… Anche patologie legate all’alimentazione, come le abbuffate incontrollate, rientrano in questo bisogno di trovare nel cibo una compensazione da cui dipendere. Lo stesso si verifica per il “workaholism”, dedizione completa e ininterrotta al lavoro che non lascia spazio ad altre attività della vita.
I neuroscienziati dicono che il meccanismo biologico che porta a “dipendere da qualcosa” è lo stesso nelle diverse forme di addiction, perché i circuiti cerebrali della gratificazione che si attivano sono analoghi.
Però sociologi e psicologi sostengono che le nuove forme di dipendenza sono frutto di profondi cambiamenti culturali. Coinvolgono sempre più individui e strati sociali, diventando espressione di un disagio psichico e di un malessere che non è solo della persona, ma del contesto in cui essa vive. È la cultura stessa ad indurre, nelle persone più deboli, quelle che poi definisce, e cura, come patologie.

Prendiamo ad esempio il gioco compulsivo o “ludopatia”, di cui abbiamo già parlato in un precedente post. L’azione della scommessa è eccitante, fa provare il piacere del rischio e della ricerca di ‘sensazioni forti’.
Esistono però anche importanti componenti culturali: è stato verificato che la quantità di giochi aumenta nei periodi di crisi economiche e sociali e di delusione verso la politica. Cresce la diffusione di casinò, bingo, slot machines, sale da gioco e scommesse regolarmente autorizzate. In televisione i giochi a premi basati sulla fortuna costituiscono programmi serali molto seguiti. Su internet si trovano giochi d’azzardo di qualunque tipo e per tutte le tasche. Ma anche lo Stato fa cassa con lotterie e “gratta e vinci” per i quali alcune persone ‘ludopatiche’ dilapidano la pensione.
Appare quindi paradossale che il gioco compulsivo sia classificato nei manuali psichiatrici come patologia (gambling), e in molti paesi venga pure considerato come reato. Il Codice Penale italiano punisce l’esercizio e la partecipazione a giochi d’azzardo – così definiti quando “ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria” – e prevede persino una ammenda per chi, pur “essendo autorizzato a tenere sale da giuoco o da bigliardo, tollera che vi si facciano giochi non d’azzardo, ma tuttavia vietati dall’Autorità” (ma qualcuno fa rispettare queste norme?)

Analoghe considerazioni si potrebbero fare per altre “dipendenze senza sostanze” prima citate. Gli acquisti compulsivi, il lavoro come unico scopo di vita, l’abuso di internet e dei social, la dipendenza affettiva eccessiva, il sesso irrefrenabile, sono tutte esasperazioni di comportamenti che il contesto sociale propone come “normali” e invoglia a compiere: lavorare, comprare, usare la rete, amare. Per poi etichettare come patologica l’esagerazione di ciò che la società stessa promuove e incoraggia.
Conto di fare in altre occasioni approfondimenti specifici su queste forme di dipendenza.
Concludo questo primo report sulle “dipendenze patologiche” con una considerazione generale.
Gli statistici e i politici nel parlare della “guerra alle dipendenze” si riferiscono soprattutto alle droghe, ‘pesanti’ o ‘leggere’ che siano. Forse perché allarmano maggiormente l’opinione pubblica, e perché dietro la loro diffusione c’è la criminalità, che va certamente contrastata con ogni mezzo. Parlano meno delle altre forme di dipendenza, perché per combatterle bisognerebbe cambiare radicalmente la cultura e la società di cui costituiscono manifestazioni patologiche. Come dice il Papa, che evidenzia la mancanza di proposte culturali alternative, portatrici di speranza. Proposte che molti politici non sanno o non vogliono fare…

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