I MIEI SUPERIORI ALIENI SONO MOLTO INTERESSATI AL CASO DEI TRE FIGLI TRA 6 E 8 ANNI TOLTI DAL TRIBUNALE AI GENITORI, PERCHÈ LI FACEVANO VIVERE IN UN BOSCO DELL’ABRUZZO, IN UNA CASETTA SENZA ACQUA CORRENTE NE’ LUCE ELETTRICA, E SENZA FREQUENTARE LA SCUOLA.

L’interesse dei miei superiori alieni non è tanto per il caso in sé. Nel nostro pianeta non è mai avvenuto niente di simile. Sono invece interessati alle diverse reazioni dei terrestri alla decisione dei giudici di sospendere la potestà genitoriale.

Il casale abbandonato nel bosco in cui la coppia di stranieri viveva con i tre figli

Molti di quanti credono nel diritto-dovere dello Stato di regolare la vita sociale delle persone e delle famiglie si sono dichiarati contrari all’intervento di giudici e servizi sociali. Difendono la possibilità che i genitori scelgano e decidano come mantenere ed educare i loro figli, anche se in modi che possono apparire stravaganti.

La libertà di istruire i figli a casa secondo i propri principi e valori, che possono essere diversi da quelli insegnati nella scuola è stata riconosciuta anche da chi difende l’obbligo scolastico per tutti. La legge prevede sanzioni alle famiglie che non fanno frequentare la scuola ai figli. Ma il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha dichiarato che “risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata”.

Sono contrari ad interventi coercitivi anche quei politici che chiedono agli stranieri (tali sono i genitori nel caso in questione) di uniformarsi alle regole e ai valori del paese in cui vengono a risiedere. E se non vogliono adeguarsi “tornino ai loro paesi”. Però in questo caso ritengono che non si debba interferire con una vita del tutto diversa ai valori e agli standard in uso nel nostro paese. Forse perché sono stranieri ma di razza bianca? Oppure per poter contestare quanto decidono i giudici?

Il Ministro della Giustizia ha dichiarato alla Camera: “Personalmente ho manifestato la mia perplessità sulla circostanza che, dopo anni e anni di bombardamento anche mediatico contro la civiltà dei consumi, contro la modernizzazione della vita, l’industrializzazione, poi quando una famiglia decide di vivere pacificamente, secondo i criteri di Rousseau, nella natura, si debba arrivare a provvedimenti così estremi”

Molti ecologisti che da sempre proclamano la libertà di vivere secondo valori di armonia con la natura e contrari al consumismo, stavolta si sono dichiarati favorevoli all’intervento giudiziario.

Favorevoli all’interventismo anche pedagogisti e psicologi che in genere propugnano il bisogno di staccare i bambini dai condizionamenti della pubblicità e dei social media.

Proprio sul piano pedagogico si collocano le principali critiche di chi è d’accordo a togliere i figli a questi genitori, perché vivere isolati in un bosco non consente ai bambini di socializzare normalmente. E questo non li prepara alla vita adulta in cui dovranno pure uscire dal bosco e avere rapporti sociali con altre persone, abituate a ben altro tipo di relazioni. Come si troverebbero rientrando nella civiltà questi emuli di Mowgli del “Libro della giungla”, che aveva per educatori orsi e pantere? A meno di non volere passare anche loro tutta la vita nel bosco, insieme ai loro figli (ma questi figli come li farebbero?)

Il problema, quindi, non è solo la mancanza di igiene e di servizi minimi dell’alloggio che questi naturisti avevano trovato in un casale abbandonato nel bosco.

Eppure sindaci e funzionari comunali, che hanno enormi difficoltà a dare un alloggio decente a famiglie che questi servizi abitativi minimi non ce li hanno e non si possono permettere di cambiare casa, stavolta dopo il clamore mediatico hanno deciso di procurare una abitazione con idonei servizi a questi genitori contestatori della civiltà. Un imprenditore che produce roulotte e case montabili anche nel bosco si è offerto di cederne una, in modo che possano continuare a vivere come desiderano (ma il problema dei figli non abituati alla socialità resterebbe anche in un accessoriato chalet nella foresta…).

Insomma un guazzabuglio di opinioni, contestazioni, adesioni che sembrano più ideologiche che pratiche. Adesso è venuto fuori che in passato i bambini avevano avuto una intossicazione da funghi, che la madre era fuggita coi figli facendo perdere le tracce ai servizi sociali che stavano cercando di intervenire, e il padre aveva coperto questa fuga dando false informazioni. E che ancor prima di venire in Italia la coppia aveva vissuto in altri paesi dove però le leggi non le consentivano di vivere come voleva.

Non sono un giurista né un pedagogista, per cui approfondirò meglio le questioni implicate prima di mandare un rapporto dettagliato ai miei superiori. Loro intanto mi fanno delle domande a cui non credo di poter rispondere, perché sembrano un po’ provocatorie rispetto a come gli umani trattano i problemi complessi, senza prevedere le conseguenze di decisioni estemporanee e non ben ponderate.

Prima questione: si afferma il diritto della famiglia di istruire i figli a casa anziché mandarli a scuola. Un deputato in Parlamento ha dichiarato che “il nostro ordinamento difende questa scelta di libertà, e a breve presenteremo una nuova proposta di legge in tal senso”.
Se molti seguissero questo esempio la scuola dell’obbligo pubblica avrebbe certamente una riduzione di allievi e di funzione educativa. Ma avrebbe anche un beneficio finanziario: meno docenti, meno spese per gli edifici e il personale. Però anche quelli che vogliono istruire ed educare i figli secondo i propri principi ed abitudini, evitando che la scuola tenti di cambiarli, avrebbero la possibilità di trasmettere anche valori anti-sociali, in casi estremi addirittura criminali. Perché a Nathan e Catherine (i genitori del caso abruzzese) trasmettere i propri valori a-sociali può essere consentito e ad altri no? Perché questi due sembrano brave persone amanti della natura e contrarie alle contaminazioni sociali, mentre altri potrebbero trasmettere valori di violenza e contrari a quelli della società in cui vivono? Sarebbero sempre i giudici e i servizi sociali a doverlo accertare caso per caso, a scopo preventivo, con inevitabili ricorsi e contenziosi infiniti?

Seconda provocazione: chi ha case inadeguate per igiene e servizi e non se ne può permettere altre, neppure nei boschi, potrebbe citare come precedente giuridico questa concessione di alloggio adeguato, e reclamare anche per loro lo stesso provvidenziale aiuto.  E i Comuni come potrebbero fare fronte a queste richieste? Popolando montagne e foreste con mezzi forniti dai produttori di roulotte e case prefabbricate? O magari usando i finanziamenti che si risparmiano dalla riduzione delle scuole pubbliche, se questi assegnatari si impegnano a istruire a casa i loro figli?

Domande provocatorie, certo, queste dei miei superiori. Ma fanno riflettere sul fatto che le risposte giuridiche in uno Stato civile debbano tenere conto delle conseguenze che esse possono avere in relazione all’intera società. Se la legge deve essere uguale per tutti e basata su principi che lo Stato riconosce validi in assoluto, non si possono creare allentamenti delle maglie della giustizia di cui furbi o asociali potranno cercare di approfittare per propri fini. Vale per le sanatorie fiscali e per le case nei boschi, per l’uso abusivo della propria posizione pubblica come per l’educazione “a piacere” dei propri figli. E tanto altro che sarebbe lungo elencare, ma che il lettore terrestre può immaginare da sé.

Aspetto vostri pareri, perché stavolta non so davvero come rispondere ai dubbi del mio mondo alieno.