IN FARMACIA PER CURARSI CON LA POESIA. SUCCEDE IN INGHILTERRA, MA L’IDEA SI DIFFONDE ANCHE IN ALTRE PARTI DEL MONDO.
I MIEI SUPERIORI ALIENI HANNO CHIESTO DI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO, CHE SEMBRA INTERESSANTE PER RIDURRE IL DISAGIO E AUMENTARE IL BENESSERE SENZA RICORRERE A “SOSTANZE”.
L’iniziativa parte da lontano. Oltre mezzo secolo fa Deborah Alma, poeta e operatrice sanitaria, si mise a girare per l’Inghilterra con una vecchia ambulanza per portare conforto a chi ne aveva bisogno mediante appropriate prescrizioni di poesie. Si fermava nelle piazze per dare ricette con consigli sui poeti più adatti, e prescrivere flaconcini da pillole con dentro poesie arrotolate in foglietti.
L’idea è stata trasferita in “Drugstore letterari” prima in un piccolo paesino inglese e poi a Londra dove si è aperta da un anno in Oxford Street una “Farmacia di poesia” che prescrive poesie anziché medicine.

La poesia è una forma d’arte – che può essere associata alla musica – ed è ben noto come l’arte può essere terapeutica, sia per chi la produce sia per chi la gode.
Già Platone in un suo dialogo faceva dire a Socrate che “il corpo non può essere curato se non si tiene conto della psiche”, e il “carme” può essere associato alle erbe medicinali per fare stare meglio le persone.
L’idea di prescrivere poesie insieme ai farmaci (o in alternativa ad essi) è certamente ottima. Ma non tutta la poesia va bene per tutti, è necessario una corrispondenza tra le condizioni dei “pazienti” e il poeta più utile per ciascuno di loro.
La poesia non può essere usata come i pensierini inseriti nei cioccolatini, o le frasi per i “biscotti della fortuna” cinesi, che vengono pescati casualmente nel presupposto che vadano comunque bene per tutti.
Chi sta male, fisicamente o psicologicamente, ha bisogno di un poeta adatto: classici o contemporanei; romantici o socialmente impegnati; ermetici o futuristi.
Petrarca o Pasolini, Foscolo o Montale, Emily Dickinson o Alda Merini, Shakespeare o Keats, Prevert o Garcia Lorca, Tagore o Bukowski, Gibran o Wilde, Borges o Brecht… quale scegliere per migliorare l’umore e la qualità di vita di una persona?
Nella Poetry Pharmacy si trovano raccolte tematiche sull’amore, l’auto-aiuto, il conforto, la calma, la gioia, e così via. I commessi, come esperti “medici della parola”, sono pronti a consigliare e a prescrivere poeti adatti per ciascuno.
Non so se questa scelta così delicata può farla un “farmacista della mente”, che vede una persona per la prima volta, o lo psicologo che l’ha in cura da tempo e ne conosce bene i problemi. Forse ci si potrà affidare ad un sistema artificiale che, in base alla valutazione delle caratteristiche di una persona, sceglie per essa la poesia più adatta da usare come farmaco.

Certo, questa non è una alternativa all’assunzione di sostanze esterne, che è indispensabile in certi casi (se le sostanze sono legali e correttamente prescritte).
È però importante che nel vostro pianeta si capisca che usare sostanze non è l’unico modo per curare le menti, e per far vivere meglio le persone e l’intera società.

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