SI CHIAMA TECNICAMENTE AUTOLESIONISMO GIOVANILE, ED HA DATI IMPRESSIONANTI. NON VERI E PROPRI TENTATIVI DI SUICIDI, MA TAGLI, LESIONI, INGESTIONE ESAGERATA DI CIBI, ALCOLICI, SOSTANZE TOSSICHE… UN VERO ASSALTO AL PROPRIO CORPO, CHE DILAGA TRA I GIOVANI. PERCHE?

Circa il 15% della popolazione giovanile commette atti di autolesionismo. Sconvolgente la recente notizia che in Italia dopo la pandemia è quasi raddoppiata la frequenza di atti di autolesionismo tra gli adolescenti fra 13 e 18 anni, oltre 100 nei primi quattro mesi di quest’anno ricoverati per intossicazione da ingestione volontaria di sostanze dannose trovate negli armadi di casa.

Sappiamo da tempo di ragazzi che distruggono il proprio fisico con l’abuso di alcolici o di droghe. Oppure abbuffandolo di cibo o affamandolo fino alla denutrizione. Adesso apprendiamo che c’è chi lo avvelena con forti dosi di farmaci come il paracetamolo o le benzodiazepine, o addirittura ingerendo bagnoschiuma o candeggina (che qualche idiota consigliava contro il coronavirus).

Altro dato impressionante è che l’80% di questi casi riguarda ragazze. Che sono già la grande maggioranza delle anoressiche e bulimiche, cioè quelle che ‘puniscono’ il loro corpo considerato nemico.

Quale la causa? Secondo sociologi e psicologi, questo attacco al corpo dipende dal rifiuto – consapevole o meno – se non corrisponde ai modelli di bellezza socialmente prescritti dai messaggi pubblicitari e dagli slogan diffusi dai coetanei sui social media. Il corpo diventa un avversario da combattere, attaccandolo direttamente con tagli e ferite o indirettamente affamandolo o distruggendolo con abuso di alcol o di droghe. O anche con le prime sostanza dannose che si hanno a disposizione.

Dato che la bellezza fisica è considerata con criteri più rigorosi per le ragazze, ne consegue che sono queste ad essere più attente al corpo e più pronte a punirlo se non corrisponde a quanto prescritto e desiderato.

Sarà vero. Ma come alieni ci meravigliamo molto di questa guerra a se stessi , più o meno cosciente.

Anche perché si sa quanta cura e quante attenzioni altri giovani (e non solo) dedicano al corpo: palestra, fitness, massaggi, cure dimagranti, cosmetici, tatuaggi… Un giro di spese, e di affari, miliardario e investimento non solo di denaro ma di tempo ed energie, fino al sacrificio.

Una contraddizione tra chi pare venerare il corpo e chi vuole distruggerlo. E non manca chi passa dall’una all’altra esagerazione, raddoppiando i problemi.

Forse questa contraddizione si spiega col fatto di considerare il corpo qualcosa di diverso dalla mente. Qualcosa che regola i comportamenti della persona quasi in autonomia, e che quindi dalla mente va regolato: curato e abbellito, o danneggiato e distrutto.

L’educazione dovrebbe superare questa assurda separazione, che peraltro alcuni hanno persino teorizzato. Dovrebbe abituare i ragazzi e le ragazze a sentire il corpo non come un oggetto esterno ma come una unità con la mente, che costituisce la persona. E a capire che prendersi cura di sé stessi  vuol dire prendersi cura del corpo che della persona è parte essenziale, senza punirlo e danneggiarlo se non corrisponde a canoni che peraltro ci provengono dall’esterno.

Ma per questo bisognerebbe prima educare gli educatori, che sono caduti a loro volta (e magari cadono ancora) nella stessa trappola.

E vietare ai pubblicitari di fare marketing del corpo, innescando desideri e illusioni con i tragici esiti che ci raccontano le cronache.