I MIEI SUPERIORI ALIENI MI HANNO ASSEGNATO UN COMPITO PER LE VACANZE: ELABORARE MEDIANTE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE UN GIOCO DI FLASHBACK NEL TEMPO.
TORNARE INDIETRO DI CINQUANT’ANNI PER RIVIVERE L’ESPERIENZA DI UN GIOVANE E DELLA SUA FAMIGLIA. COME SI VIVEVA QUANDO NON C’ERANO LE TECNOLOGIE ATTUALI, TELEFONI CELLULARI, SOCIAL MEDIA, INTERNET, SMARTWORK… TUTTO CIÒ CHE OGGI NEL MONDO INDUSTRIALIZZATO SEMBRA INDISPENSABILE E SCONTATO.
È STATO UN ESPERIMENTO DIVERTENTE, VE LO RACCONTO.

Vita quotidiana di un giovane studente negli anni ’70 del secolo scorso:

Nato e residente in Sicilia, dove ha compiuto i suoi studi fino al liceo, è iscritto all’Università in una sede del Nord Italia, perché i corsi di laurea più innovativi non sono presenti nella sede più vicina. La frequenza delle lezioni e la preparazione degli esami comporta lunghi viaggi in treno (i voli aerei sono rari e troppo costosi per usarli regolarmente). Il treno viaggia su linee per lo più a binario unico, con fermate continue. Si passa anche la notte dormendo in “cuccetta”, stretto e scomodo lettino in un compartimento condiviso con altri viaggiatori, a volte fin troppo loquaci, in altri casi di poco gradevole compagnia.

Il soggiorno nella città sede dell’università va prenotato per telefono. Il telefono serve a dare notizie alle persone care, o per socializzare con gli amici. Si dice che stanno sperimentando la possibilità di aggiungere alla voce anche un video della persona chiamata, ma siamo ancora lontani da queste meraviglie. Adesso per le telefonate interurbane bisogna accaparrarsi in anticipo una grande quantità di “gettoni” da inserire nell’apparecchio mentre si parla, perché gli scatti costano cari. Si deve fare fila davanti alle cabine telefoniche collocate per strada o negli uffici postali, imbacuccandosi per bene durante il freddo invernale o cercando di ripararsi in qualche modo dalla calura in estate.

Anche gli esami vanno prenotati per telefono, quando dopo lunga attesa si riesce finalmente a prendere la linea della segreteria didattica sempre intasata. Oppure la richiesta si può mandare per posta, quella cartacea con busta e francobollo, ma senza sicurezza che arrivi entro la scadenza.

Nei periodi di studio il giovane passa le mattinate e i pomeriggi in casa, con un piccolo ventilatore se fa caldo o una stufetta se fa freddo. Gli fa compagnia di una radio sintonizzata sulla “filodiffusione”, ascoltando musica che aiuta senza distrarre. Si concede qualche pausa ascoltando programmi radiofonici di intrattenimento come quelli di Renzo Arbore e della sua banda di simpatici svitati.

Per scrivere le relazioni e poi le tesi di laurea usa una macchina da scrivere portatile Olivetti. Deve fare attenzione a non commettere errori perché correggerli col cancellino è complicato e non sempre dà buoni risultati, per cui spesso bisogna riscrivere tutto daccapo.

Olivetti Lettera 22

La sera è abituale una lunga telefonata alla ragazza con cui ha avviato una relazione. Deve chiudersi accuratamente in stanza dopo aver isolato la derivazione del telefono, perché i genitori non possano intercettare la conversazione dalla postazione centrale. Il rapporto infatti è ancora segreto, i genitori di lei la pensano all’antica e non tollerano uscite della figlia da sola con un rappresentante del genere maschile, prima di un fidanzamento ufficiale.
Per questo i due morosi si vedono di nascosto usando – in alternativa alla Vespa 50 di lei – una vecchia 500 con cui cercano in sentieri di campagna un po’ di intimità, con qualche carezza e “dintorni” (scomodissimi, viste la dimensione e la conformazione dell’auto).

Qualche serata si passa con gli amici in discoteca o in concerti dal vivo, o – più frequentemente – si ascoltano insieme Long Playing su complicati ma efficienti giradischi. I preferiti sono De Andrè, Gaber, Guccini, Dalla, e tra i complessi più amati Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd, e l’italianissima Premiata Forneria Marconi. L’ascolto si accompagna con discussioni più o meno “impegnate” e un po’ di fumo (di qualunque tipo, ma senza esagerare).

Le partite di calcio si ascoltano in diretta domenica pomeriggio alla radio. Qualcuna è trasmessa in differita in TV, in bianco e nero perché in Italia quella a colori non c’è ancora, arriverà solo alla fine gli anni ’70. 

Il “monoscopio” della TV in bianco e nero

Ogni tanto gioca una schedina del Totocalcio, non si sono ancora altri modi di scommettere sullo sport. Mai totalizzato più di un nove, ben lontano dal milionario tredici.

Tante serate ai cineforum (con dibattito finale) per film d’autore, da Fellini a Visconti, da Comencini a Scola, Bertolucci, Rosi, Petri, e tanti altri registi del periodo di impegno sociale che il cinema italiano sta vivendo. Nel panorama internazionale i preferiti sono Kubrick, Forman, Spielberg, ma soprattutto Woody Allen e l’intrigante e provocatorio surrealismo di Buñuel.

L’attivismo politico è una regola per chi come lui proviene dall’impegno del ’68: occupazioni a scuola e poi in università, cortei in piazza, interminabili assemblee in aule piene di fumo dove si disserta per ore su come “cambiare il mondo anziché esserne cambiati”.
Frequenta periodicamente la sezione di partito, per organizzare i volantinaggi per i candidati preferiti nei periodi elettorali. È un esperto del ciclostile, che ha imparato ad usare durante le occupazioni scolastiche, e le matrici dei manifestini da stampare sono tutte opera sua. Con i “compagni” (si chiamano così) si coinvolge in accanite discussioni sulle ideologie che ancora interessano e appassionano molto. Nelle pause si imbarca in altrettanto accanite partite a carte, scopone o briscola. In sottofondo si ascoltano canzoni della Resistenza, che hanno ancora un valore simbolico condiviso.

Infine gli hobbies. Alcuni sono condivisi col padre, come la raccolta dei fascicoli settimanali di enciclopedie d’arte e una ricca collezione di cartoline postali da tutto il mondo.
Lo spunto per un hobby che lo appassiona molto è venuto dal regalo del padre di una macchina fotografica Zeiss Ikon. È una fotocamera a soffietto, con un ottimo obiettivo ma la cui massima apertura è 6.3 (gli esperti sanno che richiede sempre un flash se le scene da riprendere sono poco illuminate). La regolazione dell’apertura e dei tempi è tutta manuale. I rullini da 12 foto – in bianco e nero – sono complicati da inserire e da tirare fuori, se si sbaglia la manovra si rischia di bruciare tutto.
La passione per le foto ha avuto sviluppi importanti quando un amico attore gli ha proposto di prendere l’appalto di un noto teatro dialettale per le foto di scena che vengono esposte come pubblicità in apposite bacheche nelle vie cittadine.
Per svolgere questo compito in proprio ha acquistato le attrezzature necessarie: sviluppatrice dei rullini, ingranditore per la stampa, vaschette per il fissaggio con relativi acidi, smaltatrice per rendere lucide le foto stampate. La camera oscura se l’è conquistata adattando la cucina di casa, da attrezzare di notte dopo che i genitori vanno a letto e poi smontare al mattino. Il lavoro è ben remunerato: 200 mila lire per ogni ‘prima’ delle recite, il totale nella stagione teatrale è sufficiente per pagarsi gli studi, fare un viaggetto estivo con gli amici, e comprare una macchina fotografica aggiuntiva e più moderna, con obiettivo molto più luminoso e possibilità di aggiungere teleobiettivi o grandangolari. La passione per la fotografia gli resterà certamente per la vita, anche senza guadagnarci sopra.

Macchina fotografica e camera oscura

Il flashback qui sintetizzato rappresenta la vita quotidiana di un giovane universitario negli anni ’70. Non è il medioevo come qualcuno potrebbe pensare. Anzi è un periodo di grande impegno culturale ed esistenziale, seppur privo dalle nuove tecnologie, senza le quali si poteva pure vivere in modo soddisfacente.

Adesso dovrei descrivere come funzionava in quei tempi la famiglia, il lavoro e lo svago, ma trattandosi di un report più lungo preferisco rinviarlo ad una puntata successiva.
A presto!