QUESTA VOLTA IL REPORT SETTIMANALE PRENDE LO SPUNTO DA UN DRAMMATICO FATTO DI CRONACA CHE TURBERÀ I MIEI SUPERIORI NEL MIO PIANETA, E FORSE ANCHE QUALCHE LETTORE DEL VOSTRO MONDO.

I media hanno riportato con grande evidenza una tragedia familiare avvenuta alcuni giorni fa in Italia: un padre ha ucciso i due figli gemelli di 12 anni che erano in vacanza con lui, e poi si è suicidato. Questo padre dalla mente sconvolta ha postato sui social media una foto con “i suoi ragazzi” con la scritta “sempre insieme”. Poi ha scritto un messaggio alla moglie “Non rivedrai mai più i tuoi figli”. La coppia stava attraversando un periodo difficile  e si stava separando ma non trovava il modo di chiudere la storia in modo ‘normale’. Forse questo padre disperato temeva che, dopo la separazione, l’affidamento dei figli alla madre (come avviene nella maggior parte dei casi) gli avrebbe impedito di vederli e averli per sé come desiderava. Da qui la sua folle determinazione di toglierli anche alla madre e di finire così nella distruzione reciproca una storia di amore coniugale e paterno.

La storia, a parti invertite, ricorda l’antico mito di Medea che, abbandonata da Giasone, dopo aver avvelenato la nuova fiamma dell’amante traditore, per completare la vendetta uccide i figli avuti da lui. Tanti autori da Euripide ad Anouilh,  da Seneca a Pasolini, hanno raccontato questa tragica storia in opere teatrali, liriche e cinematografiche.

Nel tempo, dopo ripetuti episodi di cronaca come quello attuale, abbiamo la prova che si tratta di un mito ben radicato nell’immaginario collettivo, che in alcune persone induce a mettere in pratica questo distorto bisogno di distruggere l’oggetto di amore perduto o che si teme di perdere.

Ma – pur senza arrivare a estremi così tragici – l’uso dei figli come mezzo di vendetta reciproca  è purtroppo frequente nei conflitti e nelle lacerazioni familiari. I conflitti familiari ci sono sempre stati, come tanti romanzi e film hanno raccontato. Quello che è aumentato è il numero di separazioni e divorzi, specie quelli risolti in modo non consensuale. E l’amplificazione che i media fanno del fenomeno rende quotidiano il racconto di atti di violenza o addirittura di uccisione del partner (in genere la donna) che abbandona o vuole abbandonare.

Perché una relazione cominciata con tanto trasporto amoroso, si altera e si consuma in così tanti casi? Sociologi e psicologi spiegano che l’amore è come la fiamma, che non può divampare per sempre, anzi più divampa all’inizio più presto si consuma.

O forse non era vero amore, e la passione iniziale l’ha fatto scambiare per qualcosa che andava chiamato diversamente, e non meritava un giuramento di eternità, “finché morte non separi”…

Spesso è la passione e l’attrazione sessuale che si riduce o diventa meno soddisfacente di come si immaginava all’inizio. Nei casi più fortunati resta l’amicizia e l’affetto, in altri non resta nulla se non una triste sopportazione reciproca, in altri ancora si scatena l’inferno: liti continue su argomenti importanti (tradimenti,  rapporti deteriorati con le famiglia di origine) o futili (chi decide gli acquisti o dove passare le vacanze), ma indicativi che qualcosa si è rotto.

Per capirne di più, ho chiesto alla mia amica psicologa, che lavora in tribunale. Mi ha detto che nelle cause di separazione si assiste a incredibili scontri fra partner che avevano vissuto insieme per tanti anni. Inevitabile chiedersi com’è possibile che queste persone, che adesso sono inconciliabili, un tempo si amavano, o credevano di amarsi?

La psicologa aggiunge, in base alla sua scienza e alla sua esperienza, che prima di giurarsi amore eterno, le coppie dovrebbero fermarsi un attimo a valutare cosa li ha fatti mettere insieme, e cosa pensano che possa farli stare insieme a lungo.

Mi dice che nei corsi pre-matrimoniali (per quelle coppie che pensano di frequentarli…) lei esemplifica il rapporto intimo fra due persone graficamente con due sfere che si incontrano, e si intersecano in parte: ma quanta parte?

Se le sfere simboliche si sovrappongono completamente, senza lasciare spazi di libertà ad entrambi, si configura una simbiosi che magari all’inizio sembra amore totale e incondizionato, ma poi diventa una gabbia vincolante e a lungo andare insopportabile da cui ci deve svincolare ad ogni costo. 

Se al contrario l’intersezione tra le due sfere è troppo piccola, ognuno sembra avere grande libertà ma alla fine gli elementi in comune saranno troppo pochi per durare a lungo, e spingerà almeno uno dei due a staccarsi del tutto.

L’ideale è una sovrapposizione delle due sfere abbastanza ampia da collocarci dentro tutto ciò i due ‘amanti’ decidono di mettere in comune: e queste cose da condividere andrebbero discusse in comune fin dall’inizio. Lasciando però spazi di libertà personale che consentono ad ognuno la realizzazione di sé come individuo oltre che come parte di una coppia, e poi di una più ampia famiglia.

Non è facile trovare questo equilibrio in un legame che si vuole far durare “per sempre”, e che si vuole trasformare in una unione legale (religiosa o solo civile che sia). Molti lo fanno solo per ragioni sociali, per far contente le famiglie di origine, per avere una garanzia… Ma non sempre queste motivazioni bastano ad evitare il rischio di fronteggiare le difficoltà della convivenza di ogni giorno, che fa emergere tanti aspetti e tanti difetti sconosciuti durante l’idillio dei primi tempi. E fa accorgere (troppo tardi) che forse questo ‘amore’ non era tale da giustificare l’impegno per una vita.  Perché – come diceva ironicamente Kieslowski nel suo Decalogo – “l’amore non è un po’ di ginnastica a letto una volta la settimana”.

L’antidoto per questo rischio per molti è convivere senza sposarsi, come se la mancanza di un legame giuridico possa fare poi venire meno il problema dell’amore sbagliato, o tradito, o sfinito dal tempo… con l’aggravante della mancanza di tutele per il partner più debole e per i figli, se intanto ce ne sono stati. Che anche in quel caso sono figli di un amore che non c’è più.  O forse non c’è stato mai.

Forse il vostro mondo dovrebbe interrogarsi di più sul senso vero di questa parola “amore”, tanto usata e abusata nelle rime poetiche, nelle canzoni, nei libri e nei film, ma anche sulle panchine dei parchi e dentro le auto parcheggiate nelle strade buie di periferia.

Le coppie dovrebbero chiedersi fin dall’inizio della relazione come fondarla su progetti di vita comune a lungo termine. Questa consapevolezza iniziale può evitare che poi la trasformazione di un amore (vero o presunto) non finisca in tragedia, che magari resta chiusa “solo” nella insoddisfazione quotidiana, comunque triste e infelice per tutti. Ma che si moltiplica di intensità se ci sono figli: perché i figli diventano l’oggetto dello scontro e vengono messi di mezzo devastandone la vita. Spesso psicologicamente, a volte anche fisicamente, come comprovano gli antichi miti e i recenti fatti di cronaca.

Se questo è amore…